Capiolo 3
" Poesia al lago "
E chi lo avrebbe detto che in quella notte tanto triste per me, avrei avuto l'impulso di sorridere alla poetica immagine della luna piena, spiegazzata e riflessa sino ai bordi di quella circonferenza , tanto imprecisa, quanto splendida.
Mi soffermai ad osservare ed ebbi l'incontrollabile istinto di sedermi a riva.
Tirai fuori dalla tasca interna della giacca militare, il libricino quasi immacolato .
Aveva una spessa copertina con i rilievi a tratto argentato, me l'avevano regalato dei buoni amici.
Applicata ad un lembo esterno, la piletta verde e nel tascone piu' in basso un gesto rapido della mano , che frugando sicura, prese la matita . Uno strumento per stendere i pensieri sulla carta, a dire il vero con la punta ormai da temperare.
Con le gambe incrociate ero, in breve, intento a cercar d'affilare la grafite dura ma fragile, con la piccola roncola , dalla quale non mi separavo mai.
I gomiti poggiati sulle ginocchia e la frontale accesa ad illuminare le mani svelte ed abili.
Quando fu affilata , essa servi' allo scopo...
Ebbe il compito di riportare i pensieri d'un poeta dei monti, errante verso una meta indefinita, forse inarrivabile.
" Ed ella si specchio' nel lago
e dalle acque emerse la luce...
Ma era luce riflessa
e come tale
figlia d'un destino,
prigioniero
dell'ondeggiar racchiuso,
in quel cerchio eterno"
e dalle acque emerse la luce...
Ma era luce riflessa
e come tale
figlia d'un destino,
prigioniero
dell'ondeggiar racchiuso,
in quel cerchio eterno"

